Striscia a Poggioreale
Writing by ghitax on Monday, 28 of December , 2009 at 10:13 pm
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Category: Video, L'Abbandono
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Category: Video, L'Abbandono
Oggi si consuma una delle pagine più tristi della storia di Poggioreale.
Non rimane che il cordoglio per aver perso un simbolo del nostro paese, della nostra storia, del nostro onore.
Qui si chiude un capitolo della nostra storia, e perde ogni importanza qualunque dibattito o lotta politica volta a conquistare il diritto ad amministrare un Paese, che giorno dopo giorno perde pezzi, un paese morente, in declino.
Diventa grottesca a questo punto l’aria compiaciuta dell’ultimo anno di chi siede agli scranni del potere, maggioranza da un lato, baldanzosa, forte dei numeri in campagna elettorale, che forse si è sbilanciata troppo a promettere senza aver nulla da posare sul piatto, se non il consueto rito dell’ordinaria amministrazione, alla ricerca di due lire per tappare un buco nella strada o cambiare una lampada di un palo di luce; minoranza dall’altro, che già come chi li ha preceduti e di cui è emanazione, ha sempre dimostrato di non avere alcuna sensibilità verso il Paese vecchio, e adesso sarà ben lieta di gridare al lupo al lupo verso questa maggioranza; tutti costoro, ma la maggioranza in primis, adesso quasi mortificata, bisognosa di giustificazioni che nessuno è disposto a riconoscergli, già si apprestano a comunicare che è stato fatto tutto il possibile per evitare questo ennesimo disastro.
vi prego … risparmiateci almeno questa volta se avete dignita la frase che ormai sentiamo come una litania da un anno…. “I soldi non ci sono!!!!”
e stringiamoci tutti la mano per una volta maggioranza, minoranza, società civile, agricoltori in crisi, fannulloni a tutti i livelli, parassiti, stringiamoci tutti la mano e ripetiamo insieme a noi stessi: “Vergogna… Vergogna… Vergogna!!!”
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Category: Storia, L'Abbandono
Il 6 gennaio nuovo Crollo a Poggioreale Antica: Il Muro Occidentale della Madrice, collegato con il Campanile, collassa su stesso, lasciando miracolosamente illesa la Torre simbolo del Vecchio Paese.

Non c’è più tempo, il prossimo temporale potrebbe portarsi via l’icona del veccho centro, e con essa la magia e la suggestione per un posto unico al mondo.
Bisogna che l’Amministrazione Comunale, già in contatto con l’Assessore Regionale Antinori, solleciti l’intervento di messa in sicurezza da questi promesso, perchè venga fatto prima possibile.
Prima del Crollo:
Dopo il Crollo:
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Category: L'Abbandono
40 anni dal terremoto per ritrovarci al punto di partenza.
Qual’è la differenza tra il 15 gennaio 1968 e il 15 gennaio 2008?
Una classe politica degenerata sta facendo più danni del terremoto stesso.
Nell’indifferenza e nell’apatia dei cittadini che supinamente rassegnati accettano il bastone dei padroni senza trovare il modo per rialzarsi e prendere il proprio destino in mano.
Questo è il paese che stiamo consegnando ai nostri figli, tra principali artefici e complici inconsapevoli.
Gente che ritiene di disporre della cittadinanza in qualità di serbatoio di voti per fare quello che crede.
Gente che crede di non dover tener conto dell’opinione pubblica
perché i voti si ottengono tramite rapporti di parentela o si comprano
Gente che senza avere i voti necessari è stata messa in condizione di esercitare un potere assoluto
e gente altrettanto biasimevole che, avendo i voti, ha permesso tutto questo
e ora è in cerca di una nuova verginità.
Altra gente che dovrebbe opporsi a tutto questo, gridare il proprio disappunto,
ma coltiva pavidamente l’arte del silenzio lasciando smarriti i propri elettori
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Ennesimo crollo in Corso Umberto I, ennesimo sfregio al nostro vecchio paese, consumatosi a distanza di un mese dall’ultimo squarcio apertosi in piazza Elimo.E’ triste assistere impotenti allo sfacelo che si sta consumando sotto i nostri occhi, credo che oggi più che mai sia urgente assumere posizioni forti per salvare quanto è rimasto.

Non credo che ci sia il tempo di aspettare i tempi biblici della burocrazia e di progetti senza copertura.
Non credo che il Paese Vecchio possa reggere ad altri cinque anni di questa Amministrazione.
C’è la necessità urgente di interventi conservativi, di misure straordinarie di contenimento di quanto si regge ancora per miracolo in piedi.
Anche lo stato del Campanile non lascia sperare bene:
Resistere… Resistere … Resistere …
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Category: L'Abbandono
15 gennaio 2008
- “Hai sentito che al paese vecchio sta crollando una casa vicino la piazza?”
- “Ma dove?”
- “La casa all’angolo della piazza,
in occasione delle manifestazioni per i 40 anni dal terremoto, eravamo su per assistere all’esercitazione della protezione civile e …” Ops…! troppo tardi, andata…!
la piazza è irreparabilmente sfregiata, l’ennessimo atto della lunga agonia di un paese morente.
Tanta è la rabbia ed il senso di frustrazione per un declino progressivo che sta cancellando un posto unico al mondo, capace di emanare un atmosfera magica, un senso di malinconia che ti porti dietro in macchina quando vai via;
nessuno riesce a trovare la formula per tenerlo in piedi, per conservarlo non dico integro ma almeno imbalsamarlo così come si trova.
domenica 20 Gennaio 2008,
40 anni per assistere alla distruzione di un centro urbano,
a dimostrare come a volte l’abbandono è peggio di un bombardamento aereo del ‘45.
Perché una cosa va detta, che spesso si preferisce ignorare o “non ricordare”,
il terremoto del ‘68 ci aveva restituito un paese pressoché integro, la casa di mia madre in via Aragona, era perfettamente abitabile, e così decine, o meglio… centinaia di edifici.
Bisogna dirlo che la facciata della Madrice era ancora in piedi, che solo circa il 10% degli edifici aveva subito dei danni più o meno seri.
Che tutti gli edifici del Corso Umberto I all’indomani del terremoto erano perfettamente in piedi, con annesse porte e finestre, che per andare a S.Margherita Belice l’unica strada era quella che attraversava il vecchio centro lungo il corso fino alla piazza e poi in alto a destra lungo la via Santa Margherita.
Bisogna dire che fino all’82, anno in cui realmente la Comunità abbandonò la baraccopoli per scendere a Valle nel nuovo centro, si poteva fare tanto per il paese, che questo processo di rapido disfacimento ha avuto inizio in quel tempo,
quando la gente e le amministrazioni che si sono succedute, una volta spostatesi nel nuovo centro urbano, distante diversi chilometri, abbandonarono definitivamente all’oblio e allo sciacallaggio il vecchio centro,
Giorno dopo giorno, gente di fuori, armati di tutto punto con camion, ferri del mestiere, si portavano via balconi, inferriate, colonne, porte, finestre e tutto quanto potesse avere un minimo di valore al mercato delle pulci.
Ho sentito da qualche parte che all’indomani del terremoto i militari avrebbero voluto buttare giù alcuni edifici ritenuti pericolanti con la dinamite, ho sentito di gente di Poggioreale che si oppose strenuamente alla scellerata idea, dicendo che avrebbero dovuto far saltare in aria anche loro insieme al paese, pensandoci oggi, quale sacrificio inutile…
Un altro fronte si è aperto in Corso Umberto a fianco alla Chiesa di S.Antonio:

Non è l’effetto di un “grandangolo”, l’edificio si sta schiacciando sotto il suo stesso peso,
qualche altro giorno di pioggia e crollerà tutto con il rischio che si porti dietro anche la chiesa di S.Antonio.
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Mi trovavo in piazza Elimo in occasione della Pasquetta 2007 in compagnia di Robert Lowry a dibattere sull’abbandono del vecchio paese di Poggioreale, e su quanto andrebbe fatto, si parlava di come lo abbia ritrovato pericolosamente disastrato, rispetto all’ultima volta che dal Texas venne a Poggioreale; noi che viviamo questo lento e inesorabile deterioramento quotidiano, non avvertiamo la gravità del problema.
Nel frattempo Flor si allontanava verso i vicoli più impervi armata di Nikon e di una considerevole dose di incoscienza, riportando nei suoi scatti un quadro che, Ahimé, era fin troppo fedele all’analisi di Robert.
negli ultimi anni effettivamente il processo di deterioramento dei fabbricati si è accelerato enormemente, e credo che difficilmente il paese possa sopportare altri quindici anni di oblio.In particolare gli edifici e le strutture più rappresentative sembrano stare in piedi per miracolo, sembra quasi che basti un soffio di vento per venire giù.
Allo scopo di rendere bene l’idea dello sfacelo che si sta consumando sotto gli occhi di tutti (non dico indifferenti, ma per lo più tristemente rassegnati) riporto alcune foto scattate in periodi diversi:
Il Campanile della Madrice:
visto dal lato Nord - Nord Ovest

la frattura sulla sommità è visibilmente aumentata ma soprattutto si nota un ulteriore pericolosa flessione verso l’interno della Chiesa, dovuta alla pressione esercitata dalla parete immediatamente adiacente.
Ancora più precaria è la situazione nel lato orientale, interno alla chiesa, si notano in particolare tre punti critici che minano la stabilità della struttura:
Sarebbe opportuno intervenire con la massima urgenza per puntellare il campanile ed evitare il collasso della struttura sopratutto con il sopraggiungere delle piogge invernali che di anno in anno si portano via case su case.
Anche il lato sud presenta due punti critici
si nota chiaramente una frattura nel lato sinistro mentre la sommità sta perdendo pezzi.
Impressionante è il danneggiamento subito nel tempo dalla Madrice nel suo complesso
se si considera che all’indomani del terremoto addirittura era in piedi la stessa facciata,
a) Madrice prima del terremoto
b) Matrice all’indomani del terremoto

c) Madrice nel 1985
(3 anni dopo il trasferimento totale dalla vicina baraccopoli al nuovo sito più a valle)


da notare che è ancora in piedi un’arcata della navata centrale, ma soprattutto sono ancora in piedi, prima del saccheggio selvaggio degli anni ‘8o, le colonne barocche dell’altare maggiore.
d) Madrice nel 2006


Scompare definitivamente l’altare maggiore e le sue colonne (presumibilmente trafugate), la parete Nord è definitivamente crollata.
Adesso proviamo ad immaginare la piazza del vecchio centro così:
o un panorama del paese senza campanile:
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Penso per ultimo al problema del nostro Centro Storico, forse la principale potenziale ricchezza del nostro paese, abbandonato all’oblio, che raccoglie quotidianamente un flusso spontaneo di turisti, che ha acquistito una grande notorietà, che è stato teatro di numerosi set cinematografici, per citarne qualcuno pensiamo a Tornatore, con i suoi films “Malena” e “L’uomo delle Stelle”, che è stato oggetto di innumerevoli tesi di laurea di studenti di tutta italia, “Sono quindi anni che non si smuove una pietra”, tranne qualche studio sporadico in attesa di tempi migliori, mentre cade rovinosamente a pezzi, dove un campanile ogni giorno sfida le leggi di gravità. Posso accettare che non ci siano soldi per rimetterlo in piedi, ma almeno “Mettiamo subito in sicurezza” il Campanile e la chiesa di S. Antonio, rendiamo sicuri almeno il corso e la piazza. Non aspettiamo che crolli il campanile, per poi piangerci addosso.
Dobbiamo forse fare come per Noto? quando il mondo si accorse di questa splendida città quando crollò la matrice?
Ora non che voglia paragonare Poggioreale al barocco della Sicilia orientale, per quanto il paese fu fondato in quello stesso periodo, ma che oggi si tratti di un percorso obbligato per il turismo che interessa la sicilia occidentale e la vicina Sciacca è un fatto assodato.
Ormai è diventato una tappa obbligata nella direttrice Gibellina Nuova - Cretto di Burri - Ruderi di Poggioreale, spesso identificata sul web come la “Città Fantasma”.
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Category: L'Abbandono
All’ingresso di quello che resta della vecchia Poggioreale - o meglio del “paese fantasma” di Poggioreale - sul fianco di uno dei palazzotti nobiliari che prospettano sull’elegante asse viario principale, campeggia tra le macerie di ruggine, sopravvissuto all’abbandono, un grande cartello pubblicitario su cui si legge ancora «CAMPARI»: emblema e paradosso allo stesso tempo, ché campari in dialetto siciliano vuol dire vivere, badare a se stessi, sopravvivere. Quel cartello, invece, si apre sul nulla, su di una strada che non porta da nessuna parte ove sia la vita. Ferita tra le macerie, essa percorre soltanto i resti delle rovine dove ancora perfettamente decifrabile è l’intreccio urbano tra abitazioni, cortili, vicoli, strade, chiese, palazzi nobiliari e il pregiatissimo teatro. Resti chiaramente leggibili, che fanno apparire ancora questo paese nei suoi contorni urbani e nella definizione degli spazi e che perciò, ancor di più, aprono uno squarcio doloroso nella memoria storica di Poggioreale.Leave a comment
Category: L'Abbandono
Se gli stessi figli, hanno smesso di prendersi cura del proprio Vecchio Paese, come stupirci... se ci sta lasciando. Si sgretola e perde pezzi, in un lento stillicidio,non potremo più vedere, vicoli, balconi, finestre un tempo teatro, di confessioni sussurate, di saluti cordiali, di tresche amorose, tutto viene sepolto da pietre pesanti come le responsabilità di chi ci ha preceduto.