Intervento Circolo AN Can. F. Aloisio
Writing by ghitax on Thursday, 20 of December , 2007 at 10:40 pm
Penso per ultimo al problema del nostro Centro Storico, forse la principale potenziale ricchezza del nostro paese, abbandonato all’oblio, che raccoglie quotidianamente un flusso spontaneo di turisti, che ha acquistito una grande notorietà, che è stato teatro di numerosi set cinematografici, per citarne qualcuno pensiamo a Tornatore, con i suoi films “Malena” e “L’uomo delle Stelle”, che è stato oggetto di innumerevoli tesi di laurea di studenti di tutta italia, “Sono quindi anni che non si smuove una pietra”, tranne qualche studio sporadico in attesa di tempi migliori, mentre cade rovinosamente a pezzi, dove un campanile ogni giorno sfida le leggi di gravità. Posso accettare che non ci siano soldi per rimetterlo in piedi, ma almeno “Mettiamo subito in sicurezza” il Campanile e la chiesa di S. Antonio, rendiamo sicuri almeno il corso e la piazza. Non aspettiamo che crolli il campanile, per poi piangerci addosso.
Dobbiamo forse fare come per Noto? quando il mondo si accorse di questa splendida città quando crollò la matrice?
Ora non che voglia paragonare Poggioreale al barocco della Sicilia orientale, per quanto il paese fu fondato in quello stesso periodo, ma che oggi si tratti di un percorso obbligato per il turismo che interessa la sicilia occidentale e la vicina Sciacca è un fatto assodato.
Ormai è diventato una tappa obbligata nella direttrice Gibellina Nuova - Cretto di Burri - Ruderi di Poggioreale, spesso identificata sul web come la “Città Fantasma”.
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Category: L'Abbandono
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All’ingresso di quello che resta della vecchia Poggioreale - o meglio del “paese fantasma” di Poggioreale - sul fianco di uno dei palazzotti nobiliari che prospettano sull’elegante asse viario principale, campeggia tra le macerie di ruggine, sopravvissuto all’abbandono, un grande cartello pubblicitario su cui si legge ancora «CAMPARI»: emblema e paradosso allo stesso tempo, ché campari in dialetto siciliano vuol dire vivere, badare a se stessi, sopravvivere. Quel cartello, invece, si apre sul nulla, su di una strada che non porta da nessuna parte ove sia la vita. Ferita tra le macerie, essa percorre soltanto i resti delle rovine dove ancora perfettamente decifrabile è l’intreccio urbano tra abitazioni, cortili, vicoli, strade, chiese, palazzi nobiliari e il pregiatissimo teatro. Resti chiaramente leggibili, che fanno apparire ancora questo paese nei suoi contorni urbani e nella definizione degli spazi e che perciò, ancor di più, aprono uno squarcio doloroso nella memoria storica di Poggioreale.